La fatica di crescere.

 

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Dunque, dicevo, per chi mi segue, che è un periodo complicato. Tante cose nuove ci stanno accadendo per la prima volta e dobbiamo ancora parametrarci al meglio per avere, almeno, per un po’ di tempo veleggiamenti tranquilli.

La mia Emma sta crescendo, è al primo anno della primaria. Lo sta concludendo bene, si è inserita bene, è autonoma nel fare i compiti (per nostra fortuna) e ha instaurato un buon rapporto con maestre e compagn*.
Tutto bene allora? Be’ sì, se non fosse per quelle nuvole che vedo passare sui suoi occhi immensi, se non fosse per il suo rabbuiarsi e diventare seria e pensierosa; per i suoi sospiri che sembrano gravarle il giovane petto inquieto e il mio non capire o temere i turbamenti a cui non sappiamo dare un nome.

All’inizio pensavo che fosse per via della scuola. Un cambiamento repentino, uno scombussolamento dei ritmi e delle abitudini. Ed, in effetti, la scuola è tutto questo. E- ancora- la scuola è tutt’altro che perfetta e, purtroppo, riscontro giorno per giorno quante cose vorrei che fossero diverse. E temevo che questa sorta di “tristezza” potesse derivare proprio da lì.
E’ stato però proprio a Pasqua, quando eravamo fuori dalla routine quotidiana e lontanissimi dal pensiero della scuola che le domande e i turbamenti di mia figlia mi hanno fatto capire che si trattava di qualcosa di diverso, di più profondo che aveva a che fare con il suo sguardo sul mondo, con la sua ricerca di un orientamento nel mondo esterno. Con domande più complesse di definizione del sé.

Poi tra i miei pensieri si fa largo una reminiscenza, un pensiero che risale da lontano, da una lettura fatto molto tempo addietro. E mi rigira nella mente il nome di Steiner. Sì, lui Rudolf Steiner. Egli sosteneva che intorno al settimo anno di età ai ragazzi accade un cambiamento nuovo e straordinario, un giro di boa che ha tutti i segni e i “sintomi” che riscontro sulla mia piccola (grande?) Emma. E allora vi riporto qui alcuni estratti:

“…il settimo anno di vita è da considerarsi come un’importante cesura dell’età infantile.”

“se consideriamo prima di tutto la caratteristica generale del settimo anno, essa ci si presenta nel cambiamento dei denti. Noi indichiamo così un fatto cui non si dà il giusto valore…Questo è un avvenimento tanto straordinariamente importante nell’intero corso della vita umana, perché esso non si ripete; perché le forze esistenti fra la nascita e il settimo anno (…) non esercitano più la loro azione in tutta la vita.”.

“Fino al settimo anno il bambino cresce e prospera secondo natura, intorno al settimo anno la forza impulsiva fisica diventa minore, il corpo non incalza più con tanta forza…il corpo diventa più debole, l’anima più forte”.

“educo il bambino nel modo migliore se col discernimento dell’adulto (educatore) conservo quanto più possibile fresche e sane le forze di crescita che il bambino ha sviluppato fino al settimo anno, se lo educo in modo che le forze presenti naturalmente in lui sino al settimo anno possano perdurare per tutta la vita, fino alla morte.”.

 “il grande, il potente principio dell’educazione greca, la massima straordinariamente radicale era vedere che fino alla morte il bambino nell’uomo non andasse perduto”.

“Quando il giovane si trova fra il settimo e il quattordicesimo anno, si determina una specie di stato labile nella sua entità umana. L’anima non opera nell’essere umano con la medesima forza dell’elemento corporeo fino al settimo anno e l’orientamento attraverso lo spirito non è ancora presente. Tutto acquista un carattere intimo che rende necessaria la pietà e la dolcezza”.

Alcuni termini usati da Steiner li riscrivo secondo il mio personale percorso, per cui non all’anima penso, ma alla forza dirompente dell’intelletto che vuole conoscere; di contro ad un corpo che, mentre cresce, vine imbrigliato in parametri sociali e morali che il ragazzo deve per forza di cose acquisire poiché diventa essere sociale. La sua pietà è la mia empatia.

Pietà e dolcezza.Empatia e dolcezza. Di tutte le cose che avevo letto questa era la cosa che ricordavo più fortemente. Quanto bisognasse stare stretti accanto al ragazzo al momento del cambio dei denti, quanto questo passaggio fosse delicato. Ho così incrementato le attenzioni e le piccole grandi “cure” che una mamma può riservare al proprio cucciolo, ma so che questo non basta, non basta più. C’è bisogno di qualcosa di più e di diverso. Voglio dare a mia figlia altri strumenti d’espressione che possa utilizzare se e quando vuole per esprimere ciò che in lei è, ancora, nebuloso e confuso. Voglio aiutarla, per quanto non sia facile, a mantenere vivo questo bambino, questo fanciullino che è (stato) dentro ognuno di noi affinché continui a sussurrare alla donna che diventerà.

E naturalmente non ho risposte, però almeno so che non la lascerò sola mentre lei si pone le sue domande. E so che non potrò risponderle. Non sempre. Ma che le starò accanto, un passo indietro, questo sì, lo farò.

Il libro di Steiner che ho citato è “L’educazione dei figli”, Oscar Mondadori.

 

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6 thoughts on “La fatica di crescere.

  1. Grazie di avermelo ricordato.
    Talvolta mi rendo conto che il più geande dei miei figli riceve ora meno coccole, meno tenerezza. Invece, scrivi bene tu, è un momento delicato di passaggio.

  2. Non conoscevo questo libro dell’autore ne’ sapevo nulla del settimo anno ma ora….cercherò di imparare per tempo!
    Grazie.
    Emma ha vicino una mamma attenta e premurosa, di sicuro insieme troverete le risposte!

    • ti rispondo qui perché non sono riuscita a trovare un posto dove lasciarti il commento (sono un disastro, ma con blogger non mi ci raccapezzo!). Grazie, mi piacciono questi giochini! Un bacione 🙂

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