Vorrei…

cuori

Vorrei raccontare tante cose e scrivere e condividere. Vorrei raccontarvi di tutti gli esperimenti di cucito che sto facendo, eh sì perché cucio. E magari non ve ne importa niente, però ho cominciato a farlo perché mi piaceva l’idea di confezionare cose carine ed uniche per le mie bambine. E mi piaceva l’idea di fare degli abitini Frankenstein prendendo la gamba di un pantalone ed unendola con un’altra per fare un capo tutto matto e tutto nuovo.

E vorrei raccontarvi delle trottoline fatte di niente (va bene questo a giorni lo faccio, giuro). Trottoline che mi ha fatto scoprire mio marito durante una passeggiata dorata-autunnale che abbiamo fatto in un parco.

E della terribile scena alla quale abbiamo assistito di una padre che picchiava la figlia piccola e che ci ha fatto male, tanto male. Da sentire un pugno allo stomaco. E di altri padri, occhi al furbofono, che lasciano i figli soli nei parchi e non interagiscono con loro in nessun modo.

E ancora delle cosine cosucce che ho realizzato per il mercatino di Natale della scuola della mia seconda piccola. Perché secondo me è una cosa bellissima aggregare le competenze e le energie dei genitori per fare insieme qualcosa di grande da lasciare alla scuola dei propri figli.

E della grande avventura che stiamo vivendo attraverso un nuovo percorso lavorativo di mio marito.

E ancora delle nostre notti agitate, con valzer notturni, di quest’ultimo periodo che mi lasciano morta stecchita sul divano alle nove di sera.

E dei miei rendez-vous notturni. Quando chiudo le porte del giorno, spengo le luci, controllo le mie piccole. Mi prendo la loro ultima immagine della giornata e le assimilo dentro di me: Emma rannicchiata torna piccina in posizione fetale. Nora la guerriera, il sonno la coglie sempre all’improvviso e dorme con un fiero cipiglio sul volto, chissà quali battaglie combatte. E Violettina sempre protesa verso il domani, verso il futuro, col musetto in alto e il ditino in bocca. La casa tace, e io ritrovo le mie letture, i miei libri. Gli autori che più amo capaci di prendermi per mano e accompagnarmi lontano. E ho ritrovato Abraham Yehoshua, “la scena perduta” e mi piace sempre.

E del Natale che si avvicina, l’attesa, la preparazione del nido per accoglierci tutti e l’atmosfera di attesa che fa brillare gli occhi dei bambini e di questo albero che abbiamo fatto con la partecipazione di tutte e tre le bimbe.

Insomma, ci sono e vorrei raccontare. Ma ho bisogno di tempo e calma e con Violettina a casa (causa otite) ne ho meno di  sempre…

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