Le parole sono importanti.

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  Io e mio marito non siamo mai riusciti a parlare il “bambinesco”; a casa non nostra non ci sono mai state le ciùciù, le brum brum, né pucci né cicci, né bau. Mi riferisco al  bambinesco stretto, quello che si rivolge ai bambini che pare non capiscano niente; non ci è mai venuto naturale. E così nel bene e nel male, abbiamo sempre parlato come eravamo e siamo abituati a fare. E le bambine si sono dovute adattare, nel bene e nel male, aiutandoci a custodire l’intimità del nostro parlare famigliare.

A casa usiamo un idioletto tutto nostro: lo abbiamo sempre avuto (sin da quando le bambine erano solo un’idea) e lo abbiamo tuttora, e quando le pupe inventano qualche temine particolarmente azzeccato o divertente noi lo adottiamo subito con grande entusiasmo: a casa cuciniamo con le “padentole” e quando prendiamo un ricciolo di burro abbiamo una “muscata” (termine inventato da Emma per indicare la quantità di burro presente sul coltello)…e loro, le bimbe, si siedono sui “legnoloni” (seggioloni di legno).

Poi, cammin facendo, abbiamo sperimentato il fascino e la bellezza della competenza linguistica, e così è arrivata la consapevolezza. Noi ci sforziamo di chiamare le cose con il loro nome, usiamo gli aggettivi che più riteniamo opportuni e nominiamo i luoghi col loro nome proprio.

Il linguaggio ti dà mezzi e strumenti per decifrare il mondo ( più lingue si parlano, su più registri ci si muove e maggiori sono le possibilità di analisi, decostruzione e costruzione di ciò che ci circonda), ti àncora e ti dà le coordinate del territorio all’interno del quale ti muovi (e ti consente di farlo tuo). Se poi tutto il mondo è paese come Miss Marple insegna (il suo St. Mary Mead è un paese-universo), allora ci rendiamo conto che bisogna essere consapevoli di ciò che ci circonda e ciò avviene anche attraverso l’uso di un linguaggio preciso e puntuale.

Chiamare le strade col loro nome, nominare le vie, i quartieri; contestualizzare attraverso riferimenti di “vicino a” e lontano da”; soffermarsi su qualche piccola peculiarità di un paesino appena attraversato (la ferrovia, il porto, quel balcone dal quale ci siamo affacciati, lì dove abbiamo ascoltato le cicale…) e dargli il nome e consegnarlo ai piccoli significa contestualizzarli. Ma questa precisione linguistica deve essere applicata anche ai nomi propri, agli autori, agli aggettivi. Le mie figlie conoscono Amazon e il Kindle, l’Ipod e Jesper Juul, le mestruazioni, Gonnesa (ridente paesino vicino ad Iglesias) e Maria Montessori – tanto per fare degli esempi. Nominano Richard Scarry per nome, considerano “inetto” chi non impara a fare le cose da solo e dimostrano una competenza linguistica  che talvolta non hanno gli adulti e che (lasciatemelo dire!) mi manda in brodo di giuggiole e mi sorprende sempre.

I bambini usano gli strumenti che vengono forniti loro; non sono refrattari a mangiare in un determinato modo o a parlare o a gestirsi: semplicemente fanno ciò di cui sono capaci. Talvolta uno strumento può non essere il più adeguato , ma per quel che è la mia esperienza ed osservazione, nel momento in cui una cosa apparentemente poco chiara – ostica, direi – viene loro spiegata la metabolizzano e la fanno propria e questo avviene nel modo più semplice e lineare possibile se si usano le giuste parole. Perché anche attraverso le parole si scopre il mondo, si trasmettono le conoscenze e si impara la vita.

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8 thoughts on “Le parole sono importanti.

    • L’idea del post sul lessico famigliare mi piace proprio! Però ti confesso che mi hai fatto venire una curiosità incredibile verso i discorsi sconclusionati di Bartek 😀

  1. Quando si parla di ‘bambinesco’ mi sento un po’ coinvolta 😉 Il fatto è che una delle caratteristiche essenziali di quello vero è che si adatta alle capacità del bambino, cresce con lui: siamo noi adulti però che non sempre riusciamo a tenere il ritmo 🙂 Mi piace tantissimo questa cosa di adottare le parole bambine, anche noi ne abbiamo un po’, di parole speciali, l’ultima è ‘bambalotta’, la usiamo per la sorellina. Un abbraccio!

    • Eh Jessica cara, hai ragione. E’ che io non ero proprio capace, non mi veniva proprio naturale. Come non mi è mai riuscito di usare le frasi fatte o i “luoghi comuni” che a ben pensarci possono essere un vero jolly in certe conversazioni 😉
      Bello bambalotta, c’è lo zampino della sorellina maggiore mi sa tanto…:-)

  2. questi post sono uno più bello dell’altro, denotano una sensibilità incredibile, una enorme capacità di andare a fondo e più di tutti, mi ripeto una straordinaria capacità di amare! Bava MammaVivi!

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