Luci ed ombre dell’educare

20121224_133323

 

 

La mia amica Sara mi ha passato la palla e mi ha invitata a riflettere sul tema dell’educazione. Ed è buffo il fatto che nonostante legga, mi informi, mi interroghi mi sono soffermata poco su questa parola: educare. Forse, a dirla tutta, non è una parola che mi piaccia tanto. Non tanto per la sua etimologia che, a ben vedere, è anche positiva, cioé : trarre fuori. Quanto per l’uso che ne ho sentito fare. Per come lo vedo usare dai più il termine mi evoca atmosfere piccolo-borghesi all’interno delle quali i giovani sono tutt’altro che liberi di tirare fuori quanto di splendente hanno dentro. Spesso per strada le signore si complimentano con me o con mio marito perché le nostre figlie sono “educate” intendendo con questo che “ubbidiscono” (questa parola sì che è raccapricciante) e questo solo perché le mie figlie osservano, ascoltano, guardano e non si buttano in terra o non strepitano o non si arrampicano sui muri se dico che no, non compreremo l’ovetto di cioccolata et similia. E quando le signore di cui sopra ci dicono: “ma come sono ubbidienti…” noi rispondiamo in coro: “i cani ubbidiscono. Loro ascoltano”. E questo è vero perché io non voglio delle figlie ubbidienti ed educate. Io voglio delle figlie che sappiano, che scelgano, che ascoltino. Io voglio che le mie figlie si rapportino con me dandomi tutto ciò che la loro personalità ha da dare perché vedo e so che è portentoso quello che queste giovani donne hanno dentro (loro come tutti gli altri piccoli esseri in divenire). Io voglio incontrarmi con loro e voglio scontrarmi con loro perché a casa nostra l’educazione è un rapporto biunivoco perché se è vero che “Educare non è riempire un secchio ma accendere un fuoco” (William Butler Yeats), è vero anche che quel fuoco in me lo accendono loro, proprio loro: le mie figlie. E quindi qui il percorso si fa condiviso e vasto perché siamo in cinque ed ognuno accende micce diverse e i fuochi divampano quando ancora non si sono spenti i precedenti. Loro mi hanno “educata” ad essere madre, loro con tutte le loro diversità, necessità, peculiarità mi hanno spinta a cercare approcci e soluzioni sempre diverse perché non valeva e non poteva valere un unico modello essendo loro in tre. Loro con le loro diverse personalità mi hanno portata a centrarmi, ad ancorarmi a terra e a mettermi in gioco con tutto il mio enorme carico di sentimenti, voli e limiti.

La mia più grande scommessa è quella di dar loro i mezzi affinché possano e sappiano dirmi (come già fanno) : “mamma, hai sbagliato” accogliendo i miei limiti e usando gli strumenti che gli avrò fornito. Ed è qui che loro educano me e tirano fuori da me il mio meglio perché mi pungolano, perché mi spingono ad interrogarmi, a cercare di capire e fermarmi quando è necessario.

Ma il privilegio che ha un genitore attento e ricettivo nell’assistere all’acquisizione delle competenze, dei saperi, il vedere il dispiegarsi di una personalità fornita del giusto sostegno affinché si definisca in tutta la sua meravigliosa rifinitura è – lo dico e non smetto mai di ripeterlo- esaltante.  Non ho scelto di essere madre a tempo pieno, ma avendo tre figlie penso che non potrei non esserlo. E d’altro canto avere avuto l’opportunità di occuparmi di loro senza il maledetto assillo del tempo è stata la più grande fortuna della mia vita perché il mio viaggio con loro alla scoperta del mondo è la più grande e bella “educazione sentimentale” che abbia mia vissuto fin qui.

Questo post partecipa all’iniziativa:
Stiamo in ascolto

dialogare-def

 

 

Lancio la palla a La casa di Hilde

e qui trovate gli altri post riguardanti l’argomento:

Sara 

timoilbruco

libere lettere

Advertisements

11 thoughts on “Luci ed ombre dell’educare

  1. bellissimi e sempre più belli questi tuoi scritti…uno dei problemi più antichi del mondo è che gli adulti non sono adulti e che proiettano ansie e paure sui più piccoli, spesso inconsciamente, mettendoci tutto il bene del mondo ma saper amare è un viaggio che spesso diamo per scontato. Quello di cui tu parli, bella Vivi, è amore! In questo senso educare è fuor di dubbio un atto di amore e per questo la sua etimologia di “portare alla luce” è bellissima. Io non ho ancora avuto l’occasione di avere figli e spero non mi mancherà perché penso di poter dare affetto ma sono felice di poter dire che attraverso esperienze, belle e brutte, quel percorso che tu dici di aver fatto anche attraverso le tue figlie (io credo che tu l’abbia iniziato con i tuoi genitori e che l’abbia in particolare proseguito con GM), io l’ho fatto attraverso i miei genitori, gli amici più cari. Il loro carattere, gli urti, gli scontri più spesso che gli incontri man mano sono serviti a farmi da specchio. La frase di Gandhi che a tutti noi instintivamente piace e cioè “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, è la più difficile da mettere in pratica. Per farlo bisogna fermarsi e stare in ascolto dei propri limiti, poi sapere dove l’altro è e dove siamo noi. Un percorso per me difficile e in grande salita ma inevitabile se si vuole evitare di buttare all’esterno le proprie paure. E’ facile diventare un telefono occupato tu tu tu…però è una grande verità che solo attraverso gli amori più grandi e gli affetti più profondi quel grimaldello di intelligenza emotiva che spesso seppelliamo sotto coltri di sonno letargico, trova la sponda più giusta, più autentica e più profondamente portatrice di un radicale cambiamento. Quando due anni fa sono venuta a trovarvi, ho visto una Vivi molto più forte e radicata a terra, non che non lo fossi prima, ma diventare mamma ti ha, è verissimo, dato una marcia in più. Tu però sai allungare la mano, basta averne voglia! bacione, Vero

    • Un bellissimo commento di cui ti ringrazio tantissimo. Tutte cose vere e condivisibili e ti ringrazio per averle condivise in maniera così chiara, intima ed esplicita.
      E anche per i complimenti!!!
      PS: vedessi ora con tre bimbe come sono diventata radicata 😉
      Ti bacio forte forte!

  2. Ti ringrazio molto per il post. Mi era quasi sfuggito, ora lo aggiungo subito alla rassegna 🙂
    Ti ringrazio anche per la tua interpretazione libera di “educare”, che è più riflessivo che non attivo nei confronti di qualcun altro. Quasi più un processo su se stessi, che però avviene grazie alla relazione con altri.
    Nel mio post che ha iniziato la discussione ho scritto che la rifiutavo la parola del tutto.
    Però oggi con le tue parole mi piace molto di più.
    Anche se condivido e stracondivido il fatto che non si può dimenticare che quando la si pronuncia, chi ascolta di solito immagina ben altro 😉
    Bella scoperta il tuo blog, sono felice che il progetto stiamo in ascolto mi sia servito anche a questo!
    Un abbraccio

    • Grazie, ti assicuro che la scoperta è reciproca. Credo molto nello scambio di idee e nella diffusione di piccoli semini che, sono certa, domani saranno rigogliosi e splendenti. Per cui ben vangano queste iniziative, questo soffermarsi a riflettere e questo prendere spunto dagli altri.
      Un grande abbraccio!

  3. Che piacere che tu abbia raccolto il mio invito: il tuo parere e il modo in cui lo esprimi è sempre un arricchimento.
    Mi ritrovo molto in quello che descrivi, nelle tue riflessioni su ciò che molte persone intendono con “buona educazione” (questa estate mi sono sentita dire che si capisce che li allevo come dei bravi soldatini… Quello che per il mio interlocutore voleva essere un complimento a me ha messo un brivido; eppure è come dici tu: sono bambini che ascoltano, perchè a loro volta sono ascoltati), sulla necessità di modellare questa “educazione” (qualsiasi cosa sia) in base al momento e al bambino, e su come sia uno scambio e non un’interazione con un unico verso. E per quanto qualsiasi relazione ci metta nel duplice ruolo (di dare e ricevere ascolto), trovo che quella con i propri figli sia in assoluto la relazione che davvero ci fa capire quanto sia essenziale farlo veramente.
    Sara

    • Ieri mia figlia Emma mi ha raccontato che una sua amichetta insisteva perché lei mangiasse una caramella. Emma diceva che sua mamma ,io, non voleva (non è del tutto vero, tanto è vero che altre volte l’ha mangiata eccome) e la sua amichetta le ha detto di farlo di nascosto. Emma è inorridita, io penso, non tanto perché pensasse di dover fare la “brava” bambina che non dice bugie (io accetto anche quelle, ma ne parlerò poi) quanto perché non ne capiva proprio il motivo. Quando mi ha raccontato questo ho pensato a quanto sarà bello confrontarsi e scontrarsi quando saranno più grandi. Perché so che non assoluta certezza che ci ascolteremo e potremo prendere con fiducia gli uni dagli altri proprio perché avremo fatto questo percorso di ascolto e accettazione reciproca.
      Un bacione!
      Ps: una volta lo hanno detto anche a me che sembravano delle soldatine, sob!

  4. Ciao, grazie mille di aver partecipato è stato un piacere leggere il tuo contributo così personale e sentito. Sono d’accordo su tutto, il mio problema è che sono una bastian contraria e a me il fatto che la maggior parte delle persone usino la parola educare in quel modo mi stuzzica e mi fa venir voglia anche di più di usarla in modo anche provocatorio… me ne sto rendendo conto sempre di più anche grazie a quello che avete scritto tu, Sara e Caterina!
    A presto
    Selima

  5. Pingback: Luci ed ombre dell'educare: inestimabile tesoro in vasi di creta - La Casa di Serendippo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s