Un piccolo passo per l’uomo…

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C’è un momento nella vita delle mamme in cui riesci a spogliarti di ogni sovrastruttura culturale e sei solo una madre; naturalmente, biologicamente. Per qualcuna è il primo sguardo col proprio figlio, per altre l’intimità dell’allattamento, per altre ancora le prime parole. Per me sono stati i passi, i primi passi delle mie figlie. Vederle camminare è stato come trovarmi sospesa nel tempo e nello spazio, come avere il privilegio di assistere alla parabolica evoluzione umana: il cucciolo – antenato – che da “gattonatore” a quattro zampe si alza e cammina. L’acquisizione della postura eretta non è una cosa che l’uomo ha acquisito tanto facilmente e non è neanche una cosa che i bambini acquisiscono con facilità: quelli umani sono i cuccioli che impiegano più tempo a camminare e le conseguenze e i benefici di questa postura si possono vedere e toccare e “leggere” attraverso quei primi, piccolissimi e barcollanti passi che un bambino compie – ignaro del suo prodigio. Se ogni bambino ha i suoi tempi e le sue modalità, tre bambine sono già un buon campione per osservarne stili e caratteristiche. Così posso dire di aver avuto la temeraria, la prudente, l’acrobatica; la puntuale, la tardiva e la precoce.

Conservo l’immagine di loro che si allontanano da me, che compiono i loro primi passi nel mondo. Prima un metro, poi due, poi tre,  allontanandosi sempre di più fino a quando devi gridar loro di aspettarti o di non girare l’angolo  (ma loro vanno, e quando corrono i bambini non si voltano indietro…). Infine ti lasciano sola, fiera di averli accompagnati fino a quel punto e terrorizzata che non si fermino più – o che vadano troppo veloci o troppo avanti.

Emma camminava svelta, saltellante, tornava indietro, correva avanti. Nora aveva un passo quieto e mi stringeva forte la mano. E parlavamo attraverso le mani. Violetta conquista (tuttora) il mondo con i suoi piccoli, imperiosi passi e tende ancora le manine per salire in braccio quel tanto appena che la rassicuri, prima di riprendere la scoperta e la conquista.

Quando le mie figlie hanno cominciato a camminare mi sono sentita  come quelle madri-animali che sanno che nel momento in cui il loro cucciolo sarà autonomo negli spostamenti le probabilità di venire catturati dai predatori diminuiranno sempre di più. So bene che l’accudimento non si ferma ai primi passi delle mie bambine (è ozioso sottolinearlo), ma quello che voglio dire in questo post forse un po’ strano è che ho goduto intensamente della portata di quella conquista e di quella tappa. Di quel traguardo, insomma.

(E io dietro di lei che corre e saltella, come un piccolo cerbiatto o un leoncino. Corre davanti a me; i suoi capelli sono raggi dorati che danzano ad ogni suo passetto. C’è l’erba alta bagnata di rugiada, e acetoselle altissime a tingere di giallo tutt’attorno. Le sue manine sfiorano quei fiori e si bagnano. E lei ride perché sta correndo, ride senza un motivo, solo perché corre nell’erba alta e bagnata. Poi si piega in avanti per affrontare la salita, ma non deve imparare: ce l’ha scritto dentro cosa deve fare. E poi si ferma e vede il mare, la sabbia dorata, lo scintillio dell’acqua. La raggiungo, le accarezzo i capelli e lei mi dà la mano. Siamo affianco adesso, mano nella mano, e camminiamo sulla sabbia; io e mia figlia).

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2 thoughts on “Un piccolo passo per l’uomo…

  1. Anche io ho amato molto vederlo muovere i primi passi, piu’ ancora che sentirmi chiamare mamma. Perche ho realizzato davvero che avevo creato un essere umano diverso da me, che il mio bimbo era una persona a se’ , completa, che dovevo spingerlo verso il mondo senza pero’ lasciarlo solo..e forse solo allora ho capito cosa significasse essere mamma.

    • Esattamente. Curiosamente poi ricordo i primi passi di tutte e tre, ma non ricordo quando mi hanno chiamata “mamma” per la prima volta. O meglio, lo ricordo solo di una ma non dirò mai di chi nemmeno sotto tortura:-)

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