1, 2, 3 e ordine di genitura

red

Primo, secondo, terzo, quarto…avete mai pensato a cosa l’altisonante espressione “ordine di genitura” comporti?
Vi siete mai chiesti quali cose spingesse a fare o non fare l’essere nati per primi o per ultimi o se invece quest’ordine – assolutamente casuale – di nascita non abbia alcun influsso sulla nostra vita e azioni?
Io sì, e ho cominciato a chiedermelo quando ho saputo di aspettare una seconda bambina e poi, ancora di più, una terza.
Mi incuriosiva sapere cosa si potesse provare ad avere davanto praterie sconfinate di spazi e attenzioni oppure il dover lottare per ottenere posizioni, attenzioni da prima volta anche quando queste prime volte erano già state calpestate e conquistate dai “mitici” fratelli maggiori.

Sul rapporto di fratellanza non è stato scritto moltissimo in italiano, anche se qualcosa si può trovare, ma sull’ordine di genitura ancora meno. Mi sono però imbattuta in un libricino che mi ha fatto soffermare su alcuni aspetti interessanti che possono essere una lente in più per osservare i propri figli. “Primogeniti, mediani, ultimogeniti…” di Michael Grose  (edizioni RED).

Poiché ho una formazione antropologica mi incuriosisce l’accenno che l’autore fa circa le ripercussioni sociali che ci saranno a causa o seguito (dipende dai punti di vista) della connotazione che la nostra società occidentale assumerà essendo formata da una prevalenza di figli unici che sono, (stando all’autore e magari riscontrabile dal vivo e dal nostro vissuto) tendenzialmente dei conservatori. Mi riservo, tuttavia, di affrontare questo argomento altrove.

I primogeniti, come sono dunque? Secondo l’autore hanno alcune caratteristiche ricorrenti che sono l’essere dei perfezionisti, il rispettare le regole, essere responsabili, lo stabilire obiettivi. Hanno in genere un buon rendimento perché sono più motivati al successo rispetto ai fratelli che vengono dopo a causa dell’esclusiva attenzione e delle aspettative che i genitori ripongono sul primo nato. Tendono a prediligere mestieri che abbiano uno status sociale elevato – nei confronti del quale sono sensibili – ma richiedano anche grande determinazione, risolutezza, autodisciplina. Spesso c’è la tendenza, in famiglia, a subissare il primo figlio di responsabilità specie nei confronti degli altri fratelli e questo può comportare un prezzo alto da pagare in termini di stress e nevrosi. Il primo figlio è colui con il quale i genitori nascono e sperimentano tutto per la prima volta. Questi ha sempre tutte le attenzioni di molti adulti: genitori, nonni, parenti e amici. Ed è questo, probabilmente, il motivo del loro più alto rendimento e della loro alta autostima, proprio perché tendono a passare il tempo prevalentemente con gli adulti. La controparte è che spesso devono farsi carico della pressione delle aspettative che si concentrano su di lui.
C’è poi un capitolo a parte sui figli unici che sono primogeniti senza fratelli, ma vi invito a leggervelo perché io voglio passare oltre.

Arriviamo ai mediani, cuore di mamma. Essì perché la mia Nora è la mediana e benché mi si dica che sono quelli che nella vita vivono più serenamente di tutti perché da piccoli hanno provato la scomoda posizione di mezzo, be’, ecco c’è di fatto che nel mezzo si sta scomodi.
Una delle caratteristiche del secondogenito o mediano (secondo la teoria dell’ordine di genitura) è che questi prenderà lo spazio lasciato libero dal primo. Il mediano sarà ciò che il primo non è. Quando nasce il secondo la vita dei genitori è già stata stravolta e il nucleo si è già formato. Di fatto i cambiamenti che intervengono per accogliere il secondo figlio sono minimi.
Se i figli sono tutti dello stesso sesso, quello nel mezzo è il più svantaggiato. Come sono i secondogeniti? Per grandi linee: flessibili, diplomatici, pacificatori, spiriti liberi e generosi. (E qui ci vedo tutta mia figlia Nora).
I mediani si aspettano meno dalla vita, ma essi hanno imparato ad essere più indipendenti, forti e a chiedere meno aiuto agli altri (e qui ci vedo tutta mia figlia Nora). L’autore cita Alfred Adler quando dice che i secondogeniti: “Sono inclini a credere che non vi sia potere al mondo che non possa essere sovvertito”. Il secondogenito deve sentirsi speciale e va aiutato in questo.

Arriviamo al terzogenito. Sono gli innovatori, i creativi che però tendono a prendersi poco sul serio. I terzogeniti sono molto tenaci e sanno essere manipolatori e seduttivi. Spesso il loro continuo assillare e lamentarsi è il loro modo per ottenere ciò che vogliono. Sono molto impulsivi e fanno di tutto per farsi notare. Talvolta possono essere un po’ egoisti e ritengono che il loro benessere personale sia più importante della carriera. E’ importante dare ascolto e voce ai fratelli minori che, può capitare che vengano spesso svalutati dai fratelli più grandi. Questi bambini si abituano a stare in disparte e poiché sono attorniati da persone più capaci di loro tendono a non fare. E’ invece molto importante coinvolgerli affidando loro responsabilità familiari. Poiché spesso sono costretti a seguire la strada tracciata dai fratelli maggiori, capiterà di rado che prendano decisioni. In questo vanno quindi stimolati affinché imparino a gestirsi da soli.

Il libro prosegue poi nell’analizzare i figli nelle varie posizioni familiari e analizza i tipi di genitori che si è o si diventa a seconda di come la nostra storia di genitura ci ha influenzato.

“Leggere” le mie figlie attraverso questa lente è stato un gioco interessante che ha suscitato domande, posto quesiti e alzato il livello di attenzione nella mia relazione con loro, lì dove riscontravo e riscontro criticità dovute alla loro più o meno comoda posizione nell’universo delle figlie. Cerco di far rilassare Emma mentre la invito ad esser più lieve; parlo alla specialità di Nora e custodisco gelosamente le sue peculiarità più belle; responsabilizzo Violetta senza -tuttavia- ascoltarla abbastanza visto l’elevatissimo suo numero di lamentazioni e quindi ora vado a giocare con lei…

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6 thoughts on “1, 2, 3 e ordine di genitura

  1. Non ho letto questo libro, ma è un tema che mi è caro per due motivi: il primo, è che ho tre figli anche io; il secondo motivo, è una sorta di spada di Damocle che mi sento addosso grazie alle profezie (per lo più a vanvera, ma tant’è, ti restano dentro) di mia madre sui figli di mezzo, che secondo lei, sono destinati a soffrire, a non trovare una loro collocazione nel mondo, a non sentirsi mai speciali, perchè non saranno mai nè grandi, nè piccoli, non avranno mai quell’importanza che ha il primogenito, che per primo fa tutto (il primo dentino, cresciuto o caduto, il primo giorno di scuola, la prima gita, la prima pedalata senza rotelle, il primo invito ad una festa, ecc), e non susciteranno mai quella tenerezza che fa il più piccino.
    Ho sempre pensato, fin da piccola – perchè le profezie, per farti prigioniero, devono esserti ripetute infinite volte fin da quando sei bambino, ma fortunatamente già da bambina avevo un minimo di spirito critico – che fosse una visione un tantino medievale, anche sa da piccola probabilmente percepivo solo l’assurdità e l’ingiustizia della cosa, senza sapere nulla di Medioevo o altro. Per me, i trii di fratelli che conoscevo erano composti da bambini ed io ero amica di uno dei tre, di solito quello che era vicino a me d’età, indipendentemente dall’ordine di nascita: e per me quelli erano bambini, tutti uguali, solo che uno dei tre era più mio amico degli altri due, ma mi capitava sia con i primi, che con i piccoli, che con i mezzani. E i mezzani che erano miei amici non li consideravo per nulla “sfigati” (per riassumere le idee di mia madre).
    Poi ho avuto dei figli, e ne ho voluti precisamente tre. E ho molto riflettuto sulle teorie di mia madre; continuo a pensare che siano visioni medievali, o bibliche addirittura (oggigiorno, un piatto di lenticchie in cambio della primogenitura chi mai te lo darebbe? Che se ne fa della primogenitura? Non esiste nemmeno più il corredo di nozze, per dire), quelle che associano poteri e risvolti ineluttabili all’ordine di nascita.
    Non nego che ciascuno dei miei figli abbia vissuto e viva esperienze legate al fatto di essere nato quel tale giorno e in quel tale ordine, ma considero i miei figli delle persone. E come tali, vedo che hanno delle peculiarità, delle attitudini, dei gusti, dei pregi, dei difetti, ecc.
    Un po’ forse ha giocato la distanza di età: la mia prima bimba ha avuto ben poco tempo per essere figlia unica, e lei e il secondogenito sono cresciuti si può dire insieme. Certo, si vede che lei è più grande e ha competenze che l’altro deve ancora raggiungere (che poi, andando a ben guardare, mica per tutto!), ma questo fa di lei una persona diversa? Lei è diversa perchè è lei, e lui è lui. L’ultimo nato è molto distante dai primi due, e questo per forza avrà delle ripercussioni, per es ha senz’altro più stimoli (in bene e in male) di quanti ne abbiano avuti i primi due, ma questo non fa parte delle infinite variabili della vita? Perchè dovrebbe avere più peso del resto?
    Ma anche se i tre figli fossero dello stesso sesso e nati esattamente alla stessa distanza di età, non si potrebbe pensarli come individui e basta, quali sono?
    Forse è da pochi anni che realmente si pensa ai bambini come a delle persone, e quindi le conclusioni del libro sono derivate da persone allevate almeno 20-30 anni fa (se si parla di carriere, non si riferisce di certo a bambini che sono bambini oggi), quando ancora avevano un certo peso la primogenitura e l’ordine di nascita, stile Gatto con gli stivali.
    In ogni caso, continuo a rifletterci, sempre grazie a mia madre.
    Grazie del post, Lunamonda, è sempre un piacere avere scambi con te!
    E prima o poi queste bimbe speciali devi farmele conoscere 😉

    • Cara Sara, mentre leggevo il libro mi dicevo: “sì, questo è vero nella famiglia tradizionale. Ma in una famiglia meno convenzionale, più attenta alle singole individualità e “competenze” come sarà?”. E penso che sarà un tantino diverso. Però, indubbiamente, io riscontro dei nessi che, a questo punto, sembrano proprio dovuti alla loro posizione in famiglia. E’ innegabile che la mia “mezzana” si confronti sempre con questa sorella più grande che ha davanti e che per lei è un mito. Questo suo confrontarsi (bada bene che noi prima di fare un paragone tra loro ci mordiamo la lingua) è dovuto al suo essere seconda. Poi ci sono delle lenti che ti permettono di capire alcuni aspetti; per esempio: è vero che noi dobbiamo continuamente rallentare la prima ed invitarla a rilassarsi; che le speciali attenzioni riservate alla seconda hanno un effetto che non hanno sulle altre e che la responsabilizzazione della terza sortisce un effetto sorprendente esattamente come l’autore invita a fare a seconda della posizione del bimbo in questione. Spunti, indizi, lenti attraverso cui osservare il meraviglioso e complesso mondo che dei giovani individui sono senza pensare mai di non aver influenza sul proprio destino 😀

  2. ho letto con molto interesse questo post e mi segno il titolo del libro.
    Perchè? Da figlia di mezzo, mi ritrovo pienamente nella descrizione dei mezzani, così come ritrovo in toto i miei fratelli (maggiore e minore) nella descrizione dei primogeniti e terzogeniti.
    Anzi.
    Ti dirò di più.
    La descrizione calza bene anche a mio marito (primogenito), a sua sorella (mezzana) e a suo fratello (terzogenito)!!

  3. Mi chiedevo… però finchè non è nato il terzo…. il secondo non era mediano, ma ultimo. E finchè non è nato il secondo … il primo non era primo, ma unico, quindi forse una cosa diversa. Per il resto sono abbastanza d’accordo, anche se secondo me conta anche il delta di età tra i bambini, se è tanto è come ricominicare da capo, e avere un nuovo primo, io ad esempio (-5 rispetto a mio fratello) mi ritrovo più nella definizione di primo.

    • Ciao, sì infatti conta molto anche la differenza d’età che intercorre tra i figli. Ma in linea generale i genitori cambiano dal primo al secondo figlio e così via e di conseguenza anche i margini di azione e libertà dei singoli figli sono diversi. Io nel mio piccolo caso ho riscontrato che queste caratteristiche ci sono e, per quel che mi è possibile, cerco di intervenire e correggere lì dove mi rendo conto che emergono i limiti del figlio legati alla sua posizione. Spero di esserti stata utile:-)

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