L’estate è finita, un anno se ne va…

Mi stiracchio, mi allungo, sbadiglio. Apro un occhio, poi l’altro. Le dita dei piedi rispondono tutte? Sì? Bene, ci sono! Sono tornata, sono qui. Che estate, ragazzi. Che estate…dire che me la sono goduta è dire poco. E, ora che è passata, lo grido in faccia agli dèi: me la sono goduta, avete capito?

Ecco, scusate lo sfogo. Ma negli ultimi anni mi sono capitate cose per cui se un barlume di fortuna si affacciava al mio orizzonte arrivava qualche entità malevola a “sparigliare destini e fortuna” e così sussurravo piano piano per le mie gioie private sperando che che tali rimanessero. Orbene questi due lunghi mesi, due? Quasi tre mesi sono passati e noi cinque abbiamo messo uno di quei bei mattoncini solidi che tengono su un edificio forte e bello, stabile e sicuro nell’edificazione della nostra famigliola.

Abbiamo fatto tanto mare, così tanto mare da diventare liquidi e salati. Abbiamo imparato a fare snorkeling, abbiamo imparato a trattenere il fiato, abbiamo imparato a fare i tuffi e – come dice Nora – ad aprire gli occhi sott’acqua e vedere l’oceano. Sì, perché sopra è mare, sotto è oceano. L’acqua e il mare sono stati balsamici e benedetti per tutti noi che ne abbiamo tratto un giovamento incredibile. Abbiamo fatto corse pazze sulla spiaggia; siamo riusciti persino a fare una cosa incredibile (che ha richiesto una organizzazione elvetica nella distribuzione di merende, acqua, ombra e cappellini): restare quel tanto in più che costringeva le famiglie più sagge di noi a rientrare per il pranzo e restare lì a goderci il massimo scintillio che il mare ha in quegli orari proibitivi che se mi legge qualche pediatra mi denuncia ai servizi sociali.

Emma mi ha fatto un regalo incommensurabile e cioè la libertà. Ebbene sì, non soffre più la macchina! Il che significa muoversi, andare, girare, vedere posti. Affrontare le curve, che in genere nascondono gli scenari più belli.

asinelli

Siamo stati alle grotte di Su Marmuri ad Ulassai, ridente (manco tanto) paesino della mia amata Ogliastra. Calarsi nelle viscere spalancate della terra con tre bimbe è stata un’esperienza bellissima. Affrontare il buio e il freddo sulla pelle, sentire le manine strette nelle mie e percepire i loro passetti lenti e sapienti che cercavano l’appiglio migliore mi ha fatto apprezzare ancora di più quel luogo meraviglioso. Violetta, portata sulle spalle, è voluta scendere per camminare, piccola e sicura, per tutto il tragitto. Le grotte sono rimaste particolarmente impresse a Nora che le cita sempre: ogni tanto si rifugia in qualche pertugio dicendo che è dentro le grotte e ha voluto che le si regalasse l’ennesima torcia per la prossima caverna.

nora+torcia

Siamo stati a visitare un nuraghe (“S’ortali ‘e su monti”) in una zona archeologica ricchissima che ha nel giro di una manciata di metri tantissimi reperti: domus de janas, menhir, tombe dei giganti; prodotti di un megalitismo secondo solo alle piramidi. E quel giorno mentre camminavamo in questo contesto così suggestivo è venuta giù dal cielo tanta di quell’acqua che ci ha inzuppato fin nelle ossa. Abbiamo corso sotto l’acqua per cercare di arrivare il prima possibile alla macchina e più correvamo e più ci bagnavamo, fino a che non è diventata una corsa spensierata e pazza, fatta di risate a crepapelle (l’unica piuttosto irritata era Violetta che non capiva chi osasse versarle acqua in testa e sul viso…)

nuraghe

Abbiamo visitato angoli della Sardegna che per colori ed asperità ricordavano la Scozia, con nomi evocativi alla stregua delle novelle marinaresche di mastro catrame. Quella che vedete qui sotto si chiama “la cala delle pagliuzze dorate”.

cala delle pagliuzze dorate

Io e mio marito ci siamo dedicati alla pasta fatta in casa e abbiamo prodotto degli ottimi malloreddus e deciso di dotare la casa in quel di Tertenia di tutto l’occorrente possibile per produrre ogni qualsivoglia tipo di pasta casalinga.

malloreddus

Poi siamo andati anche in una nota località del Sud-Est dell’isola e qui, signori miei, ho visto cose aberranti. Pattìni a forma di supercar a deturpare le acque cristalline (ma a chi sarà mai venuto in mente di progettarli così i pattìni? Ma dico io, pensarli a forma di barchetta da pescatore – magari con un tendalino a strisce bianche e blu – era una brutta idea?); orribili gonfiabili alti metri e metri, a deturpare il profilo del mare (ogni medaglia ha il suo rovescio e questa bella isola paga l’obolo al dio del cattivo gusto che qualche euro ce lo fa sempre guadagnare). Infine siamo scappati dalle località più gettonate e ci siamo ritagliati una mattinata per nuotare in una caletta cara solo ai locali, forse perché in acqua c’erano solo i pesci. Che meraviglia nuotare in mezzo a banchi di pesci, un’esperienza così rilassante ancora la dovevo provare…

pesci

Ora siamo tornati alla base: Violetta ha ripreso con il nido, Nora si sveglia ogni mattina chiedendomi se deve andare a scuola e piange perché le dico che ancora no ed Emma scalda i muscoli prima di mettersi ai blocchi di partenza per la nuova, grande avventura che sarà la scuola primaria.

Non sono sazia di loro. E non sono stanca di questa stretta convivenza e ho ancora tanta voglia di condividere minuti, pensieri e parole. Ma non glielo dico e tengo stretta nel cuore questa bellissima estate.

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2 thoughts on “L’estate è finita, un anno se ne va…

  1. “Non sono sazia di loro. E non sono stanca di questa stretta convivenza e ho ancora tanta voglia di condividere minuti, pensieri e parole. Ma non glielo dico e tengo stretta nel cuore questa bellissima estate.”

    le tue conclusioni dicono tutto….w la tua bellissima estate e che la fortuna sia con voi almeno fino alla prossima e oltre!

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