Laboratorio di…niente, grazie!

 

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Ok, mi sono rilassata e sono ferma in città per un paio di giorni di chek-in, quindi: post polemico, oggi!

Con chi ce l’ho? Ce l’ho con i “laboratori”. Conosco diversi luoghi dove ci si scervella ad inventarsi laboratori di ogni genere e specie per intrattenere i sempre più annoiati e insoddisfatti pupi nostri. Per lo più nascono per venire incontro alle famiglie che hanno un figlio unico – oppure più figli, ma ad una distanza tale da farli essere comunque come figli unici…

Alcuni laboratori mi affascinano pure e l’averli pensati è anche segno di un certo acume, non lo nego. Per esempio l’altro giorno mi è capitato sotto gli occhi un laboratorio per imparare a fare i nodi. Eh sì, eh? Proprio i nodi. Può sembrare una cosa banale, ma invece è una cosa fighissima saperli fare. Lo so bene io che faccio sempre il nodo più banale del mondo, che chiamasi “nodo semplice” e che si scioglie sempre quando vuoi che tenga e mai quando vuoi che si sciolga (bavaglini in primis mischiati a ciocche di capelli). E mi son detta: “quasi quasi ce le porto…”. Poi però ho pensato che ho tre figlie e quindi il prezzo si triplica e già non mi va più bene e poi ho un marito che i nodi li sa fare tutti (e pure bene). E così me lo sono immaginato seduto con un bel pezzo di corda in mano ad insegnare a fare i nodi alle sue figlie e nipoti e bimbi occasionali di passaggio nella corte dove passiamo l’estate. Però io ho la fortuna di avere un marito che sa fare tutto…

Ma smettiamola di pensare al marito e fare pensieri a forma di cuore e torniamo a noi. Perché si portano i bambini a fare questi laboratori? “Perché imparano” è la risposta più scontata. Ma poi mi chiedo: “Perché siamo così tormentati dall’idea di fare imparare cose ai nostri figli a tappe forzate, continuamente e a compartimenti stagni?”. Perché non riusciamo ad immaginare un tempo lungo per i nostri figli, sapendo che imparano anche dal non far niente, o che imparano anche nel vestirsi da soli (cosa che in genere non gli si consente perché si è sempre troppo di corsa), dal mangiare da soli usando-ad esempio- anche i coltelli? Perché deve esserci sempre un adulto a guidarli, anche nel gioco? Io lo so perché, ma oggi non ve lo dico, altrimenti vado fuori tema.

Insomma, a me ‘sti laboratori proprio non piacciono, mi paiono un segno dei tempi: frettolosi e poco responsabili nei confronti della nostra prole e che, a pagamento, ti offrono pure lo scarico di coscienza perché loro imparano mentre si divertono (uno slogan facile e da quattro soldi). La scusa dei genitori è quella di voler far contenti se stessi e i figli facendoli imparare e mettendoli in condizione di stare con altri bambini, così siamo tutti contenti. Peccato però che in questi contesti i bambini siano tutt’altro che liberi di esprimersi perché c’è sempre il bravo adulto di cui sopra che dirige/dirime/spiega in un momento spazio/temporale ben determinato. Noi paghiamo il nostro bravo obolo, il pupo è stato intrattenuto, ha imparato come legare il gatto in modo che si strozzi ai primi movimenti e in più è stato con altri bambini in un ambiente bello, pulito, stimolante, caldo (sai, le pericolosissime correnti d’aria…), comodo. Tutti contenti, insomma.

Secondo me la cosa migliore è sempre la più faticosa (e vai a capire perché).  Più che pagare l’obolo e consegnare un figlio alle sapienti mani di qualche professionista, non sarebbe meglio spendere quel pomeriggio a giocare con lui, ad inventarsi (mammamiachefatica!!!) qualche gioco (su internet è strapieno di idee, spunti, suggerimenti) o semplicemente a leggere storie? Sai che noia, direte voi. E invece no: so per certo che non è noioso. Anche perché, soprattutto durante l’inverno, quante sono le ore che passate con vostro figlio/a? Forse non così tante. E gli altri bambini? E la socializzazione? Giusto, giustissimo. Ammesso e non concesso che sia davvero necessaria e non sufficiente quella che sono costretti ad avere a scuola o quando praticano uno sport, resta il sempre valido parchetto. Sì proprio quello, democratico e spesso bistrattato, nel quale ci trovi bambini di ogni genere e specie – e quello sì che è una bella palestra di vita. Solo che è più faticoso, magari devi stare sotto il sole, oppure tira vento, oppure fa un freddo di galera che ti penetra nelle ossa;  e poi il bimbo si sporca perché non ci va col grembiulino, e magari ti tocca litigare con qualche mamma perché il suo dolce pargolo di trenta chili sta arrampicandosi sullo scivolo dove traballa, incerto,  il nostro e via così. E allora pensi: “Ma insomma, che gente!”. Già, quella stessa gente con la quale ci confronteremo tutta la vita. Il parco è una grande palestra di vita e che costa fatica, altro che l’obolo di cinque, sette, dieci euro.

E ora arrabbiatevi, indignatevi, criticatemi, tanto il blog è mio e faccio quello che mi pare. E poi tanto me ne torno in vacanza e quindi non mi raggiungerete coi vostri strali interstellari creati nell’ultimo laboratorio per astronauti in erba.

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15 thoughts on “Laboratorio di…niente, grazie!

  1. Ma no, non esistono i post polemici. Esistono i post sinceri e non sponsorizzati, come al tuo. E mi spiace solo che tu ti sia scusata alla fine. Per quanto riguarda i laboratori ti dico invece che secondo me dipende unicamente dal modo in cui sono gestiti. Io ho paura a portarci mia figlia perché spesso qui l’ambiente è quello dell’asilo/scuola , e cioè: “signora, lei può andare [deve!] via, ci pensiamo noi al bambino”. – Graziana

  2. @ Graziana, ah non avevo capito. Credevo si invitassero gentilmente i genitori a tornare a prenderli dopo un po’. No, anche qui il genitore staziona impacciato/annoiato con sguardo ebete a guardare il pargolo seduto buono a fare ciò che gli si dice mentre invece gli leggi in faccia che, se lasciato libero, lui sì che saprebbe cosa fare con i vari, colorati, ordinati materiali del laboratorio…

  3. Carissima, sai una cosa? Sono arrabbiata…perché questo post vorrei averlo scritto io!!!!!
    Si, proprio così, condivido in toto.
    Sia come bambina (un po’ cresciuta, certo, ma non ho dimenticato), che non amava i giochi organizzati con adulti, non amava orari e schemi predefiniti, odiava laboratori e sedicenti animatori – che poi, la mia anima e sempre stata sveglia da se- e adorava fare quello che le pareva con fratelli, amici e cuginetti, sia come mamma: perfetto il nido, indispensabile, quando sarà più grande, uno sport, ma poi basta….gioco, gioco e gioco, in libertà. Al parco, dove io mi arrabbio con altre mamme o mi annoiò ma lui si diverte e questo conta, nel giardino di casa, a casa, con altri e da solo…è poi si può sempre affidarsi a qualche altra mamma per un pomeriggio di giochi e ricambiare il pomeriggio dopo, così da ritagliar si qualche spazio per se senza oboli e senza animatori..
    P.s. I nodi, quelli posso insegnarglieli anche io ma forse è meglio di no, per sicurezza..

  4. La stessa cosa che ho pensato, più o meno, quando ho sentito che volevano aprire una ‘scuola per genitori’, non ‘con, tra’ (e magari senza ‘scuola’)… si potrebbe dire che chi ben comincia… 😉

  5. se il parco giochi fosse studiato e curato, stimolante ed educativo, farebbe di più di tanti laboratori.. movimento, relazione, gioco (inteso come stimolo creativo).. purtroppo però spesso si trovano aree anonime, tutte uguali e dopo qualche minuto di altalena e due scivolate è il bimbo che chiede di andare. come sono i parchi giochi che conosci? ti va di raccontarmeli? io sto cercando di fare luce sull’argomento e ogni contributo è importante.

    • Di parco giochi in generale non ho una grandissima esperienza perché con tre figlie piccole è difficile in quanto una va da una parte e le altre dall’altra e io non riesco a seguirle. Ci sono però due parco giochi che conosco e dove andiamo, quando siamo in due. Non so neanche se siano medi, piccoli o grandi, ma sì certo posso parlartene. Dove? 🙂

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