Paponexpress? What’s that??

E oggi è papone a scrivere e ci racconterà delle sue emozioni sul “Paponexpress”!!!

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Il paponexpress è un mezzo di trasporto un po’ strano: è sempre molto affollato, viaggia lentolento e mastica (non divora, badate bene) la strada con metodo e pacatezza. Lo si può incrociare ogni mattina di bel tempo nell’itinerario casa/scuola/asilo e viceversa, e predilige percorsi alternativi: marciapiedi larghissimi, strade secondarie, stradine del centro storico, zone a traffico limitato. Il paponexpress sono io, se non l’avete capito. Io, grande e grosso e con le gambe come due tronchi, sopra la mia bicicletta. In principio c’era posto solo per una pupa (seggiolino anteriore), poi per due pupe (seggiolino anteriore e posteriore), e infine per tutte e tre, grazie al carrellino, con diverse modalità di carico: Emma e Nora nel portabimbe + Violetta nel seggiolino anteriore; Nora e Violetta nel carrellino + Emma nel seggiolino posteriore; Emma e Violetta nel carrellino + Nora nel seggiolino posteriore (anche se lei vorrebbe tanto andare ancora in quello anteriore, dove non entra più se non in modalità contorsionista…). Dettagli logistici a parte, pedalare in città con 3 bambine a bordo è esaltante. Certo, bisogna essere un po’ incoscienti e altrettanto responsabili (qualità che dovrebbero essere proprie a chiunque si metta a fare figli), ma dà al pedalatore e ai trasportati un punto di vista diverso ed unico: le mie bimbe, in particolare, si sentono parte della strada, ne sentono le asperità, i profumi e le puzze, e vivono il percorso casa/scuola con maggiore consapevolezza: si guardano intorno senza lo schermo dei finestrini, commentano ciò che vedono e danno consigli di guida (non sempre assennati, a dire il vero) al papà: “Vai più veloce!! Dài! Dài! Supera tutti!!!”. Sentirle parlottare tra di loro come delle signorine e canticchiare le canzoni imparate a scuola è impagabile (in macchina non è la stessa cosa). E anche se arrivare in quattro su una bici con carrellino è uno spettacolo a cui gli altri genitori sono abituati,  non manca mai qualcuno che ancora si entusiasma per quel bizzarro accrocchio di persone su ruote che non siano quelle di un’auto. Ma il percorso che forse mi dà più emozioni è l’ultimo, quello dalla scuola all’asilo, quello che faccio da solo con Violetta (e che in passato ho fatto con Nora, e prima ancora con Emma). E’ un percorso “intimo”, fatto di uno stretto contatto con la pupa, che siede tra le mie braccia e vede la strada spalancarsi di fronte a sé. E’ un tragitto fatto di parole sussurrate o cantate o urlate (“CHE VERSO FA LA MUCCA???”), di riflessioni pacate (le sue, mica le mie!), di silenzi carichi di scoperta, come quando siamo passati sotto ad una infinita teoria di festoni colorati che addobbavano una strada per la processione di non so quale santo. Se pedalare è bello, pedalare con le bimbe a bordo è ancora più bello. Provateci, se potete: mettete da parte le vostre riserve e i vostri timori, investite 50 euro in un bel seggiolino con caschetto (che non deve mai mancare!) e masticate la strada lentamente, con sicurezza, con responsabilità. In molti vi guarderanno “strano”, qualcuno in coda dietro di voi vi maledirà, in tanti sorrideranno. Ma di certo i vostri pargoli ameranno quelle due ruote e quella strana dimensione di movimento, e la città – anche nei soliti tragitti quotidiani – non sarà più la stessa.

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