Appartenere o non appartenere, questo è il dilemma

Eccomi qui, l’esclusa. Sperimento sempre e da sempre tutta la nostra non-appartenenza, la nostra diversità. Della mia famiglia d’origine prima; della mia adesso.  Quando avevo sette anni, negli anni ottanta, i miei mi portarono a vivere per diverso tempo in Africa. Allora il turismo c’era, ma non era un turismo di massa quindi c’erano ancora molte parti di mondo “incontaminate” ed era possibile trovare paesi e villaggi in cui l’uomo bianco si era visto poco o niente. E così, io bambina di sette anni sperimentai sulla mia pelle bianca la diversità. C’erano bambini che mi correvano dietro ridendo e additandomi come strana.

E poi non ero neanche battezzata e quando lo dicevo i bambini mi guardavano come se vedessero il diavolo in persona. Un attimo prima una bambina normale, un attimo dopo una bambina da allontanare. Poi a scuola fui la prima esonerata dall’ora di religione, ma allora ero già grandicella e consapevole e bene o male della diversità mi ero fatta un vanto, una corazza, un punto di forza.

Ora, naturalmente, siamo la famiglia strana. Quelli che non fanno fare religione alle figlie, quelli che  non sculacciano, quelli che fanno ancora le feste di compleanno in casa e invitano pure tutti, belli e brutti.

La nostra diversità la sperimentiamo sempre e quotidianamente, talvolta ci sentiamo alieni e stiamo zitti.

Talvolta facciamo battaglie epocali che portano con loro conseguenze notevoli.

Cerchiamo sempre di fare scelte consapevoli, ragionate. Questo è faticoso, perché è un continuo nuotare controcorrente. E ti chiedi se sei nel giusto, se fai bene a portare avanti le tue idee sempre e comunque. Ti chiedi se forse non sarebbe meglio lasciare stare qualche volta, abbozzare, seguire la corrente. Ma poi senti che c’è un imperativo dentro di te che non te lo consente: o sei te stesso o ti becchi un’ulcera. E quindi, alla fine, la scelta non è data più di tanto.

A volte ho fatto pezzi di strada da sola, ma sapendo che alle mie spalle c’era una famiglia straordinaria che mi faceva vivere la vita in tutta la sua pienezza e bellezza. Altre volte ho trovato amiche che hanno camminato affianco a me e lo fanno tuttora.

A volte io e mio marito abbiamo fatto pezzi di strada da soli, facendoci  battello per le nostre figlie affinché potessero navigare sicure e protette pur controcorrente. Altre volte, per fortuna, abbiamo conosciuto famiglie, poche invero, ” isolate” o aliene come noi e con le quali confrontarsi, aprirsi, fare cose e condividere piccoli pensieri o progetti è stato ed è bellissimo.

Sì a volte ho paura che le bambine possano sentirsi escluse, vorrei che tutti le amassero e le rispettassero come le amo e rispetto io e talvolta penso che se mi uniformassi forse loro avrebbero la vita più facile. Poi però penso che se io non ho sofferto per quella diversità e se anzi quella diversità mi ha dato i mezzi per capire cosa volevo essere e dove volevo andare, be’ allora ben venga questa diversità. Talvolta si sentiranno escluse, già capita quando le compagnette giocano alle winx, o quando non sanno neanche cosa sia il MacDonald o qualche  brutto personaggio di qualche brutto cartone animato o di qualche brutto videogames; però capita anche che loro propongano giochi diversi e che le compagnette accettino di buon grado di giocare con loro.

Alla fine c’è un equilibrio che tende a rispristinarsi o forse riescono a ripristinarlo le persone quando hanno i mezzi, il tempo e la testa per farlo. E così, nonostante le paure di esclusione/emarginazione mi dico che in fondo anche questo è vivere…

C’è una poesia che descrive meglio di mille parole il mio modo di guardare il “gruppo” per me inavvicinabile. E’ bellissima, nella sua semplicità

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo di più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska

Questo post partecipa al blogstorming “Fare gruppo. Appartenere.”

 

 

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12 thoughts on “Appartenere o non appartenere, questo è il dilemma

    • Che bello! Grazie, mi sono anche commossa!!!
      La nostra diversità consiste nel non scegliere mai la strada più corta o quella già segnata. E’ anche per questo che nasce questo blog, come quelli di tante altre mamme e forse anche il tuo, per trovare altre persone-mamme-famiglie alla ricerca di compagni di viaggio anche se per brevi tratti o determinati percorsi. Un grande abbraccio!

  1. Davvero toccante….e profondo! Ho studiato per lavorare sulla diversità e sulla conoscenza non sul giudizio dell’altro, ma ho capito che siamo in una società superficiale e facilona. Ho accettato certi suoi difettacci per me, mentre per i bambini ho scelto la via di mezzo: Ele ha avuto la sua fase Winx, Pietro la sua fase Gormiti, con me e suo babbo davanti a uno scaffale di giochi di questo tipo o davanti all’insegna di un cartone al cinema titubanti e indecisi dul da farsi. Loro sperimentano la loro diversità sentendosi però parte d un gruppo, secondo i codici che il gruppo ha in quel momento e che loro possono accettare o meno, a seconda delle sicurezze conquistate e rimanere cmq originali.

    • Grazie! Guarda anche le mie figlie hanno una barbie e due, credo, winx. Ovviamente sono regali di compleanno arrivati in maniera incontrollata e incontrollabile. L’altro giorno però parlavo con la mia figlia maggiore, quasi sei anni e la conversazione si è svolta più o meno così: “Emma, voglio farvi un regalo
      -che bello, che bello-
      e non mi chiedi perché?
      -perché ci vuoi bene!
      ok, cosa vuoi?
      -ehm….
      la vuoi una barbie?
      -no!
      la vuoi una winx?
      -no!
      la vuoi una palla?
      -no!
      un albo da colorare?
      -no
      un carrellino per fare le pulizie?
      -no
      cicciobellochecamminaechegattona?
      -no
      Ma allora che regalo vuoi?
      -Mamma, io voglio andare in vacanza!

      Per cui alla fine, nonostante tutto, va bene così…

      Grazie per essere passata di qui:-)

  2. anche a me sembrate assolutamente normali, anche a casa nostra non sono mai entrati gormiti e pokemon eppure i miei figli non sono infelici nè esclusi. amano il Lego sopra ogni cosa e ci passano delle ore soprattutto d’inverno. Mio figlio grande (10 anni) va agli scouts e per noi è questo che fa un po’ la differenza con gli altri: lo zaino, la divisa, le uscite. Insomma deve proprio piacerti! ma ognuno ha la sua vita e percorre la sua strada. l’importante è essere felici, no?
    Complimenti per il tuo blog, tornerò a leggerti, ciao!!!

    • Assolutamente d’accordo che l’importanza sia essere felici. Ma anche capire cosa ci rende felici non è mica banale 😉
      Grazie per esserti soffermata qui!

  3. Pingback: Il meglio della settimana #23 | MammaMoglieDonna

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