Il mago di Oz

mago di oz

Abbiamo appena finito di leggerlo. Ci ha fatto compagnia per il numero giusto di sere visto che non è né troppo lungo né troppo corto. Ha un linguaggio semplice, lineare e comprensibile, e anche se in ogni storia se ne nascondono altre non si perde mai il filo della narrazione. Questo è molto importante soprattutto se l’uditorio è quanto mai giovane e sulla china del sonno profondo (noi leggiamo soprattutto la storia della buonanotte). I personaggi sono simpatici e nonostante siano tutti alla ricerca di qualcosa dimostrano durante tutto il cammino di essere provvisti proprio di ciò che cercano: l’intelligenza per lo spaventapasseri (anzi come lo chiama la mia Nora, il paurapasseri), il cuore per il taglialegna di latta e il coraggio per il leone vigliacco. Ci sono anche quattro streghe, ma due sono buone (la strega del sud e del nord) e una  delle cattive (la strega dell’est) muore subito – così ci togliamo il pensiero, tiè.

Ad un certo punto, la terribile strega dell’Ovest riesce a catturare  Dorothy – la protagonista – e il suo amico leone. Il modo in cui Dorothy riesce a uccidere la strega è forse un po’ ingenuo, ma nell’ottica di un libro per bambini ci sta anche bene: Dorothy le tira addosso un secchio d’acqua e la strega semplicemente si liquefà con somma soddisfazione dell’uditorio. Poi il viaggio ricomincia, viene svelato il grande inganno del mago di Oz (che in effetti è un vecchio imbroglione), ma questi, con un po’ di inventiva e fantasia riesce comunque a dare al paurapasseri, al taglialegna di latta e al leone ciò che essi cercano e far torvare loro una collocazione che li renda finalmente felici. I nostri eroi – dopo altre mirabolanti avventure – accompagnano Dorothy dalla buona strega del Sud che, finalmente, svelerà alla bambina il modo di tornare a casa nel Kansas.

La cosa bella bella è che non fa paura quasi per niente. Io ho il brutto vizio di leggere le versioni integrali e non quelle per bambini. Leggendo le  storie della buonanotte, talvolta,  capita di incappare in pagine nelle quali accadono cose terribili (valga come esempio la prima comparizione della fata turchina di Pinocchio che in realtà era una bambina morta che aspettava la sua bara! Sic!!! E non vi dico i salti mortali che ho fatto per travisare-censurare-omettere-riscrivere quella parte!).  Se un libro ha parti “spaventevoli” può essere un gran bel problema perché potrebbero turbare i pargoli proprio prima di dormire, rischiando di spalancare la porta a incubi e mostri notturni che poi si annidano sotto il letto (e questo non va bene).

Tralascio le interpretazioni che si rifanno ai simboli nascosti che dipingono un particolare momento della storia americana perché nell’economia della favola se ne può fare facilmente a meno.  Tengo la piacevole passeggiata su di un sentiero di pietre dorate, in mezzo a campi di papaveri rossi e paesi di ceramica bianca che questo libro ci ha regalato. Tengo la solidarietà degli amici, il coraggio, l’intelligenza, il cuore dei protagonisti. Ed invidio le scarpette argentate -rosse nella trasposizione cinematografica-che la buona strega del Sud mette ai piedi di Dorothy e che l’accompagneranno per tutto il viaggio.

Il meraviglioso mago di Oz  (The Wonderful Wizard of Oz, 1900)  di L. Frank Baum.

E con questo libro partecipo al venerdì del libro di homemademamma

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3 thoughts on “Il mago di Oz

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