Portare le piccole

meitai dietro

Ci sono amori che possono essere colpi di fulmine ed altri lenti, carsici, riaffiorano quando meno te lo aspetti. Di questa seconda natura è stato il mio legame con il ” portare”. Ho portato la mia prima figlia Emma, tanto, inconsapevolmente, forse male (con una fascia che non sono mai riuscita ad amare). La portavo nella posizione culla, la tenevo addosso tutto il giorno. Soffriva tanto per le coliche la mia piccola e in quel suo enorme sforzo di crescita trovava conforto addosso alla mamma stanca, inesperta, spaventata e pure un po’ depressa quale ero io al tempo. E tutte le donne che sono passate per la depressione post partum sanno quali terribili momenti e pensieri si vivano e se non fosse stato per quella orribile fascia, forse, in quei momenti di mio buio io e la mia piccola saremmo state ancora più distanti. Invece grazie a quel supporto i nostri corpi restavano uniti, mentre le nostre teste e i nostri pensieri si rodavano sulle nuove strade da percorrere: la mia di “neo mamma”, la sua di scoperta. I nostri corpi si riconoscevano e parlavano un linguaggio segreto, incomprensibile eppure esplicito. Lei si concentrava sul crescere e io riuscivo ad accudirla, a proteggerla nonostante non riuscissi a riconoscerla. Poi il tempo è passato, io ho ritrovato il sorriso, lei è cresciuta e ha cominciato a conquistare il mondo con i suoi meravigliosi piedini. E’ stata da subito una gran camminatrice, un piccolo stambecco pieno di energie che in braccio alla mamma ci stava poco, giusto il tanto di un bacio o una carezza e poi via, di nuovo a trotterellare. Poi è arrivata la mia seconda bambina. Anche lei ha sofferto tanto di coliche e quanto strillava forte il mio uccellino. Ma quando aveva bisogno di me e di essere portata e supportata, la mia adorata mamma mi ha lasciata. E così un gran dolore senza sfogo e senza prospettiva mi ha velato gli occhi. L’altra nonna è subentrata nell’acudimento e la mia seconda pulcetta non è stata portata quasi per niente. Ancora me ne dolgo. Ogni tanto la invito in fascia o la metto nel mei tai, corro per casa e mi faccio inseguire dalle altre due che cercano di darle le pacchette sul sederino (Emma, ché Violetta non ci arriva e corre e ride e va bene lo stesso). E Noni ride con quel suo sorriso contagioso e i suoi occhi sbrilluccicanti spargono stelline e polvere dorata tutt’attorno.
Poi è stata la volta di Violetta, neonata prematura ad “alta richiesta”. Abbiamo cambiato supporto e scoperto il mei tai . Mi si è incollata addosso e non si è più scollata fino a quando non ha cominciato a camminare. Anche adesso, quando il terreno si fa accidentato l’amoremiobellissimo porge le manine fa lo schiocco del cavalluccio e sale sulla schiena di mamma. E lì, e così, io lei siamo appagate. Perché non c’è stanchezza che tenga, o caldo, o salite, o accidenti, quello che senti quando la tua piccola è sulla tua schiena è che non c’è altro posto nel quale lei debba stare. Durante tutto l’inverno siamo usciti poco, nei week end si stava comunque molto a casa e il mio corpo cercava Violetta. Non semplicemente prendendola in braccio. Non stando sdraiate vicine. Non affondando il naso nel suo collo morbido e profumato. Niente di tutto questo. La mia schiena voleva sentire quel peso, volevo sentire l’ebbrezza della sua presenza dietro di me. Io volevo portarla. Finalmente abbiamo ricominciato ad uscire, a camminare, a passeggiare. Violetta è volata sulla mia schiena. Violetta mi accarezza le braccia nude. Violetta mi dà dei colpetti o inanella i miei capelli. Violetta si fa portare. E tutto il mio essere si riempie della profonda bellezza di ciò che vedo attorno a me (paesaggi selvaggi sempre amati) e del ben-essere (adoro questa parola) di sentire mia figlia tutt’uno con me. Così in una mano stringo la manina di Emma che fatica a stare al mio passo lento; nell’altra sento la manina forte e calda di Nora mentre osserva con grande attenzione tutto ciò che la circonda. E io con loro mi sento la donna più ricca del mondo!

Advertisements

2 thoughts on “Portare le piccole

  1. Come capisco questo tuo sentire rispetto al portare… anch’io con le mie due bimbe ho avuto percorsi diversi ed entrambi bellissimi! Ora la più piccola (2 anni) sale pochino sulla schiena solo quando è stanca e siamo in giro e la sensazione di essere un tutt’uno ci riprende fortemente. Si, hai ragione siamo proprio ricche in questi momenti!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s