Elogio della lentezza

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Nella nostra idea di accudimento esistono più dimensioni, e oggi voglio scrivere di un aspetto secondario, laterale, del nostro modo di accudire: la lentezza, su cui io e mio marito sperimentiamo maggiormente la solitudine come genitori e come famiglia.

Abbiamo tre bambine (di 22 mesi, tre anni e mezzo e cinque e mezzo) che hanno avuto fino ad oggi necessità simili, vista la poca differenza d’età. Ma la più grande inizia ormai a mordere il freno dalla voglia di fare, vedere, scoprire. E noi cerchiamo di starle accanto, in questa sua giovane frenesia, ma piano piano e senza fretta…

 (“Aspetta ancora un attimo, bambina mia. C’è tempo, non correre troppo in fretta”)

Da quando è entrata alla scuola dell’infanzia ci siamo confrontati con la maggior parte dei genitori che da subito hanno cominciato a portare il figlio, spesso unico, in piscina/palestra/basket/calcio/karate/musica durante la settimana all’uscita della scuola: “Di corsa, di corsa!! Mangia in fretta che devi entrare in acqua! Sbrigati che dobbiamo andare”. Bambini svogliati, tirati per il braccio, con l’iniziale entusiasmo che scema dopo le prime lezioni e i genitori che – solo poi – si accorgono che forse era stanco, forse era troppo, forse…

E poi c’è il fine settimana, in cui tutti errano alla ricerca di laboratori da seguire: bisogna ricordarsi di iscriversi, quello è gratuito, l’altro si paga e via dicendo. La Domenica che come gli altri giorni della settimana ha ormai orari da rispettare, ché inizia il laboratorio di “ceramica Raku soffiata con le bolle di sapone impastate dai bambini giocolieri”.

Ecco, noi abbiamo cercato di difendere la lentezza: la lentezza dei pomeriggi invernali nei quali le bambine potessero re-impossessarsi della loro casa, dei loro spazi e del loro/nostro stare insieme, fosse anche guardare un cartone animato. Dopo una giornata passata con “altri”, in una scuola dove vigono regole e comportamenti diversi da quelli di casa, ritenevamo e riteniamo che lo stare tra noi cinque fosse un balsamo per tutte quelle piccole sbucciature che ci si fa durante il cammino: il lungo e faticoso cammino del crescere, loro e nostro. Difendere quel tempo prezioso – di racconti e merende, disegni e giochi, piccoli bisticci e grandi risate – era ed è stata fin qui una sorta di missione per me e mio marito.

Ora la più grande sta per fare un altro salto: a Settembre comincerà la scuola primaria, e il suo giovane ed elastico corpo sarà costretto seduto per diverse ore e il suo spirito e la sua mente dovranno cominciare a focalizzare su qualcosa di ben preciso e forse non sempre prediletto. Cambieranno i ritmi e i modi, cambieranno le esigenze e la percezione del tempo, e noi dovremo cambiare e imparare, da genitori e compagni di viaggio. Ma cercheremo di farlo sempre con lentezza.

(“E allora sì, piccola mia, allora cominceremo a socchiudere la porta affinché tu possa andare alla scoperta del mondo e di te stessa. Sceglieremo insieme un sport che ti piaccia, che faccia sfogare le tante energie che hai, che armonizzi l’elasticità delle tue belle membra, che ti faccia conoscere tanti “altri” ancora, dai quali imparare anche ad essere diversa. E noi cambieremo gli assetti e io e papà staremo un passo dietro di te e ancora mano nella mano con le più piccole. E troveremo ancora un equilibrio tutto nostro”)

Questo post partecipa al blogstorming “scelte genitoriali e stili di accudimento

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2 thoughts on “Elogio della lentezza

  1. Ecco, a casa nostra la lentezza è riservata a poche occasioni speciali e la sfida è cercare di non cadere nell’eccesso di frenesia. Ogni famiglia è a sé e fate bene a difendere i vostri ritmi.

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