La nostra piccola rivoluzione montessoriana

Ebbene sì, alla fine ci siamo arrivati anche noi al metodo/pensiero di Maria Montessori.
Non ricordo più a quale figlia si fosse, se alla seconda o alla terza, ma è successo.
L’ho approcciato forse perché mi piaceva più l’aspetto estetico che non quello didattico. Tutti quei begli arredi in legno chiaro, dalle forme pulite e scandinave…
Quando ho cominciato a documentarmi sono rimasta stupefatta dalla modernità e dalla lucidità del suo sguardo sui fanciulli in un’epoca nella quale la pedagogia brancolava ancora nel buio.
Non sono una montessoriana pura e le mie tre pulcette vanno in una scuola pubblica, della quale io e GM siamo sempre grandi sostenitori.
Leggendo ed informandomi sui vari blogs che trattano l’argomento, in primis Lapappadolce della bravissima Maria (inesauribile fonte di ispirazione) ho deciso di attuare delle piccole rivoluzioni dentro casa che migliorassero la vita di tutti. Abbiamo fatto piccoli spostamenti o aggiustamenti: per esempio abbiamo messo a disposizione delle bambine, su un ripiano basso della cucina, un vassoio con una caraffa d’acqua fresca e un bicchiere affinché possano bere da sole, imparando e senza dover chiedere.

caraffa
Ora che la terza pulcetta è nella fase: “io, io, io, faccio io” ho avuto l’accortezza di metterci anche il suo bicchiere – quello con i manici. Confesso che in terra c’è sempre una pozza d’acqua, perché lei, la terza, non rinuncia a volersela versare da sola, ma almeno le altre hanno imparato a gestire questa operazione presto e bene, quindi diamo tempo anche alla piccolina…
Poi è stata la volta degli spazzolini da denti e del dentifricio: da quando le bimbe hanno cominciato a lavarsi i denti da sole abbiamo fatto sì che fossero alla loro portata, insieme ad un piccolo specchio nel quale potessero controllare le operazioni: i denti, la gola, l’ugola. Violetta poi, quando si impossessa del tubetto di dentrificio non lo lascia più e comincia a ciucciarlo con una capacità di suzione da guinnes dei primati, per cui – grazie all’aiuto e alla complicità delle “grandi” – c’è sempre un tubetto vuoto di dentifricio a disposizione dell’ignara.

Poi è stata la volta del box (tra i regali immancabili per la prima figlia), l’enorme scatolone nel quale rinchiudere il poppante. Questo concetto del contenimento coatto mascherato da nido dorato non ci piaceva proprio e soprattutto non piaceva a Loro, i capi. Quindi un bel taglio e via: la rete di uno dei lati è diventata la porta d’accesso a questa micro cameretta tutta loro. Qui sotto potete vedere Violetta in avanscoperta.

box apertura

Poi, col tempo, si è trasformata in una microcasetta con tanto di struttura in legno realizzata da GM e lenzuolo di copertura.

box casetta
(dentro si intravede una sessione di segreti sorelleschi)

Ci hanno giocato tantissimo, è stato il loro piccolo mondo dentro il nostro salotto. Poi Nora l’ha rotto
e tanti saluti. Ma lo considero comunque un grande successo.

Un grande progetto mancato è stato il lettino, poiché siamo rimasti invischiati nella forma mentis tradizionale e non siamo riusciti a bypassarla: ci è stato prestato un lettino tradizionale, con le sbarre, tipo gabbietta in legno, e abbiamo chiesto ai proprietari se potevamo modificarlo oppure no. Ecco, oppure no. E confesso che la sera quando vedo la mia terza terribile pulcetta dentro quel lettino dal quale non può uscire come e quando vuole lei, mi dispiace un sacco. Allora le abbasso la spondina e la accosto al letto della sorella di modo che, se proprio vuole salirle sulla testa può farlo (ma non lo fa).

Insomma, forse avremmo potuto trovare una soluzione alternativa, ma ‘sto lettino c’è rimasto sullo stomaco. Comunque Violetta passerà a breve nel “suo” letto ufficiale e definitivo.

Poi è stata la volta della camera dei giochi: pochi giochi selezionati, possibilmente belli, in legno (fatti da GM, e che vuoi di più?). Riposti su scaffali, di legno anch’essi, tutti alla loro altezza. Una scrivania con postazione di lavoro: colori divisi per tipo, colore, modello, varietà e di tutto di più. Materiali naturali da maneggiare: legni, pigne, foglie. E contenitori per contenere tutto il contenibile. Maria Montessori diceva che il bambino è naturalmente predisposto all’ordine (cito a memoria); ecco, diciamo che c’è ancora da lavorare. Riconosco, ad onor del vero, che la grande ci fa intravedere la luce in fondo al tunnel, ma le due piccole, alleate, sono capaci di una devastazione che manco Godzilla!

Detto tutto questo non posso che invitare tutti quanti si siano incuriositi leggendo queste righe ad approfondire l’argomento, perché al di là dei successi e dei fallimenti che ogni famiglia sperimenta, l’approccio montessoriano parte da una stima ed una fiducia nei confronti delle capacità e delle risorse dei fanciulli che andrebbe sposata a priori.

Qui di seguito allego il link dell‘Opera Nazionale Montessori dove potrete trovare qualche informazione in più.

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5 thoughts on “La nostra piccola rivoluzione montessoriana

  1. Pingback: Il dentone! | Lunamonda

  2. Confesso di sapere poco dell’approccio montessoriano, però il bicchiere alla sua altezza (e i biscotti) e tante altre cose, compresi libri e giochi sempre in scaffali alla sua altezza noi li abbiamo messi subito, spontaneamente, senza tanto pensarci, e niente box, non ci piaceva l’idea. Quanto al lettino, restiamo sul tradizionale. Privilegiamo giochi in legno e semplici, anche se non è facile arginare nonni e amici: qui però, la scelta è più per l’odio dell’Alpmarito per la plastica che per amore del naturale.
    E posso confermare: il nano è un ordinato per natura, quasi fissato. Ha diciotto mesi e già ci rincorre per la casa mettendo tutto “a potto” e richiamandoci: “Mamma no!A potto!”

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