Compagni di vita, compagni di letture.

a-young-girl-reading(Jean-Honore Fragonard, A Young Girl Reading)

Se si è fortunati nella vita si incontra l’anima gemella. L’altrà metà della mela, quella con la quale è facile fare le cose, incontrarsi a metà strada.

Poi ci sono gli amici, quelli che ci accompagnano per tutta la vita o quelli che con noi fanno solo un pezzo di strada. Persone con le quali condividiamo qualcosa, tutto o anche niente, ma ci sentiamo legati da un affetto e un bene inspiegabile.

E poi c’è un’altra anima gemella, un altro compagno. Forse un complice od un alter ego. E’ il compagno/a di letture. Colui o colei con il quale possiamo condividere le letture, scambiarci libri, informazioni, ma soprattutto emozioni. Mai come in questo campo si può essere tanto disarmonici con la quasi totalità degli “altri”, della comunità dei lettori. Perché quell’anima gemella è una ed una soltanto e nel leggere i libri che l’altro ti consiglia sai con certezza cosa potrai aspettarti e sai che a dare ascolto a quel consiglio non resterai deluso. Ho avuto tante persone affianco con le quali ho condiviso tutto, moltissimo. Mio marito, mia madre, mio fratello. Tutti lettori con i quali non avevo assolutamente niente in comune. Sono siderali le distanze tra ciò che piace a me e – per esempio – ciò che piace a mio marito. E’ come se a dividerci ci fosse una landa desolata ed inospitale, all’interno della quale stanno le infinità di letture per me fondanti e che lui ha lasciato a metà o dopo poche righe (e viceversa). Ed in questo campo io e lui sembriamo quasi parlare due lingua diverse.

Il mio compagno di letture era mio padre. I romanzi che lui amava erano i romanzi che amavo anche io. Sapevo con assoluta certezza che leggendo i romanzi che lui sceglieva avrei trovato ciò che cercavo: la mia strada, le mie risposte, il mio appagamento. Quando sono cresciuta lui ha trovato in me degli stimoli che mai cadevano nel vuoto.

Era esattamente un cerchio che si chiudeva, era l’equilibrio.

Quando mi ha lasciata ho provato il dolore che prova una figlia nel perdere un padre col quale ha un rapporto speciale, di amore, rispetto e stima.  Ma ho anche dovuto sperimentare un’altra solitudine, un’altra desolazione che non trova conforto nel tempo che passa ma, al contrario, si inasprisce e cresce mano a mano che sperimenta quell’isolamento. Le parole che tanto amo, i personaggi che scopro, le emozioni che provo restano miei, restano soli e quindi in qualche modo muti e sterili. E non c’è alcuna incuria o trascuratezza o mancanza di apprezzamento o colpa in chi non raccoglie quelle mie gocce; è solo che si viaggia in direzioni diverse, tutto qui. Perchè il mio compagno di letture era lui, mio padre.

L’ultimo saluto che gli ho dato, l’ultimo abbraccio  è stato leggere il libro che lui aveva interrotto a metà. Chiudere il cerchio e camminare da sola.

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